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Il
tumore della mammella
Il tumore della mammella
è il più frequente tumore nella donna. La sua incidenza è in aumento ma
anche i tassi di sopravvivenza hanno mostrato negli ultimi anni un
sensibile progresso.
Circa 8000 donne ogni
anno muoiono nel nostro Paese di questa patologia. L'età maggiormente
colpita è quella intorno ai 50 anni.
Malgrado l'aumento dei
casi di malattia, la mortalità potrebbe diminuire se tutte le donne
effettuassero un controllo periodico per scoprire il tumore in fase
iniziale. Purtroppo molte donne ancora oggi tendono a recarsi dal Medico
solo dopo la comparsa dei sintomi.
La diagnosi precoce
La diagnosi precoce di
questo tumore è molto importante non solo perchè aumenta moltissimo la
possibilità di guarigione completa, ma anche perchè la cura può
essere effettuata evitando l'asportazione completa del seno.
Cosa offre Life
Dal 1986 i Medici di Life
hanno eseguito oltre 40000 visite e 20000 mammografie, diagnosticando
oltre 550 tumori, la maggior parte dei quali in fase precoce.
Il programma di LIFE per
la diagnosi precoce dei tumori mammari prevede una visita cui segue,
secondo protocolli standardizzati e validati dalla comunità scientifica
internazionale, un approfondimento che avviene attraverso l'esecuzione
di mammografie, ecografie, esami citologici. Il tutto gratuitamente, con
apparecchiature proprie, presso la sede di Via Trivulzio 37 a Vigevano.
( vedi prenotazioni).
Le
linee guida della F.O.N.Ca.M.
(Forza Operativa Nazionale Carcinoma Mammella)
per donne asintomatiche (donne che non presentano sintomi sospetti per
carcinoma della mammella) prevedono:
| LINEE
GUIDA F.O.N.Ca.M. 2003/2005 Donne asintomatiche |
| < 40
anni: |
nessun
controllo preventivo programmato |
| 40-50
anni: |
test
diagnostico con finalità “preventiva” è la mammografia con
periodicità annuale o biennale; l’esame clinico e l’ecografia
possono integrare validamente i due primi esami |
| > 50
anni: |
va “raccomandata”
la partecipazione a programmi di screening o, in assenza di
questi, il controllo periodico spontaneo |
Età inferiore ai 40
anni
Nessuna raccomandazione
al controllo preventivo salvo che si tratti di donna ad alto rischio
inserita in uno specifico programma di sorveglianza diagnostica. Il
primo test consigliato è comunque la visita senologica.
In presenza di segni obiettivi che meritino un ulteriore accertamento
diagnostico si potrà ricorrere all’esame ecografico
e, se è presente un dubbio diagnostico, anche alla mammografia
e all’esame citologico per agoaspirazione. L’esame
ecografico, in assenza di segni obiettivi non è indicato.
Età 40-49 anni
I risultati più recenti
di alcuni studi suggeriscono vi sia efficacia della mammografia anche
nelle donne più giovani, a partire dai 40 anni. Vi è quindi un
generale consenso di dare alla donna l’opportunità di effettuare
controlli periodici a questa età dopo averla adeguatamente informata
sui possibili benefici, ma anche sui possibili effetti negativi. In
questa fascia di età (40-49) i controlli sono consigliati ogni 12-18
mesi. In questa fascia d’età è consigliabile che la mammografia
sia integrata dall’esame clinico e che vi sia
disponibilità ad eseguire contestualmente l’ecografia.
Gli altri accertamenti diagnostici potranno essere effettuati in
presenza di segni clinici e/o mammografici significativi.
Età oltre 50 anni
Mammografia
(eventualmente integrata da esame clinico ed ecografico). Il prolungamento della vita
media suggerisce l’opportunità di continuare i controlli periodici
almeno fino ai 74 anni. La periodicità raccomandata è ogni 2 anni,
anche se in alcuni centri si preferisce intensificare i controlli
(annuali) in donne con mammelle mammograficamente dense e/o in terapia
sostitutiva. In effetti per le donne in terapia sostitutiva va segnalato
che in letteratura si evidenzia un rischio di incidenza di tumore al
seno significativamente aumentato per le donne che effettuano la terapia
da almeno 5 anni, e, in alcuni studi, si ipotizza una minore
sensibilità dell’esame mammografico. Va inoltre segnalato che è
ipotizzabile una minore durata della fase preclinica diagnosticabile,
come per le donne in premenopausa, a causa della stimolazione
estrogenica. Questi elementi potrebbero giustificare l’opportunità di
aumentare la frequenza dei controlli (ad esempio intervalli annuali), ma
al momento non sono disponibili evidenze conclusive. Per quanto riguarda
la sorveglianza clinico-strumentale del gruppo di donne a rischio
genetico per carcinoma mammario, non vi sono ancora raccomandazioni
fondate su sicure evidenze scientifiche; si consiglia quindi che queste
donne vengano seguite nelle sedi ove sono operanti gruppi di lavoro
dedicati al problema. In rapporto ai limiti della mammografia,
soprattutto nelle donne più giovani, si sta valutando l’opportunità
di introdurre la risonanza magnetica come tecnica di routine di prima
istanza, assieme alla visita senologica, alla mammografia ed all’ecografia.
L’indirizzo attuale più seguito è quello di consigliare che l’inizio
dei controlli avvenga a 30 anni o alla stessa età del familiare più
giovane risultato affetto. Sono in corso di valutazione anche percorsi
diversificati in rapporto all’entità del rischio (carcinoma mammario
eredofamiliare o solo familiare). Le raccomandazioni ai controlli
periodici sono estendibili anche ai maschi di età superiore a 50 anni.
Le linee
guida della F.O.N.Ca.M. per donne sintomatiche prevedono:
In presenza di lesione
focale clinicamente apprezzabile, gli accertamenti diagnostici da
proporre possono essere i seguenti.
Età inferiore ai 40
anni
In rapporto alla bassa
incidenza del carcinoma mammario e quindi al modesto rischio di queste
donne di esserne affette, l’esame clinico eseguito dal medico di
medicina generale può essere sufficiente a chiarire il dubbio ed a
rimuovere ingiustificate ansie. In presenza di vera patologia focale ma
clinicamente non sospetta l’ecografia e l’eventuale agoaspirazione
sono da ritenersi sufficienti. La persistenza di sospetto impone il
completamento dell’iter diagnostico con mammografia.
Età superiore ai 40
anni
Mammografia in
associazione con la visita senologica ed ecografia: ciò
consente la diagnosi corretta della maggior parte della patologia in
atto e pone al riparo dalla non diagnosi di carcinomi radiologicamente
non rilevabili. Obbligatoria l'ecografia sia in caso di
non buona esplorabiltà radiologica della mammella (mammelle dense) sia
in caso di riscontro mammografico o clinico di noduli di non chiara
natura. Eventuale successivo prelievo con ago (citologia o biopsia
percutanea) in caso di persistenza di immagini difficili da tipizzare o
che presentino elementi di dubbio o di sospetto (Fig. 8).

Fig. 8. Schema di iter
diagnostico in senologia. È evidente che la presente proposta di
protocollo ha scopo orientativo e non può tener conto di casi
particolari: è inoltre difficile definire in modo ripetibile il
concetto di dubbio da quello di sospetto/positivo. Questo dovrebbe
essere fatto da ogni singola struttura sulla base della verifica
personale della predittività dei singoli test.
* Programmare eventuali controlli in rapporto al tipo di patologia.
Le
linee guida dell’American
Cancer Society e del
National Comprehensive
Cancer Network (NCCN 2007) per donne
asintomatiche (donne che non presentano sintomi sospetti per carcinoma
della mammella) prevedono:
-
Dopo
i 20 anni, tutte le donne dovrebbero eseguire ogni mese l’autopalpazione
del seno
-
Dai
20 ai 39 anni, oltre a praticare l’autopalpazione mensile, tutte
le donne dovrebbero essere sottoposte a visita senologica, da parte
di un medico specialista, almeno ogni tre anni
-
A
partire dai 40 anni, tutte le donne dovrebbero sottoporsi ad
autopalpazione mensile, visita senologica annuale e mammografia
annuale
-
Donne
con aumento di rischio di carcinoma della mammella dovrebbero
consultare il medico curante circa la possibilità di eseguire la
mammografia annuale a partire dai 30 anni.
-
Donne
con elevato rischio di carcinoma documentato da positività ai test
genetici per BRCA1 e BRCA 2 dovrebbero eseguire la
mammografia annuale a partire dai 25 anni.
Alcuni
autori non condividono questa impostazione; in particolare vi è chi
sostiene l’utilità, anche nella fascia di età dai 30 ai 40 anni, di
eseguire la visita senologica con cadenza annuale anziché ogni tre
anni.
Altri
autori sostengono l’utilità, in particolare nella fascia di età dai
30 ai 40 anni, di eseguire una ecotomografia della mammella con cadenza
annuale.
La
donna che invece presenta un sintomo di qualunque tipo a carico della
mammella dovrebbe rivolgersi immediatamente al proprio medico curante;
questi provvederà alla visita senologica ed eventualmente a consigliare
ulteriori accertamenti diagnostici: mammografia e/o ecotomografia.
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Autopalpazione
Con
un attento esame del proprio seno, una donna può imparare a conoscerne
la sua normale struttura ed a capire quando si verifica qualche
cambiamento.
E’
importante che l’autopalpazione sia eseguita correttamente, una volta
al mese e sempre nello stesso periodo.
Le
donne in età fertile possono eseguirla alcuni giorni dopo il termine
del ciclo mestruale, quando la mammella è meno tesa e dolente.
Le
donne in menopausa possono eseguirla il primo giorno di ogni mese.
LE
ALTERAZIONI DA RICERCARE DURANTE L’AUTOPALPAZIONE SONO:
-
la
comparsa di un nodo o di un addensamento nella mammella o nel cavo
ascellare
-
una
variazione di dimensione, di forma o un’asimmetria delle mammelle
-
una
tumefazione della mammella
-
qualsiasi
alterazione cutanea, quale una retrazione od una irritazione
-
arrossamento
o desquamazione del capezzolo o della cute mammaria
-
secrezione
ematica o siero-ematica dal capezzolo
-
dolore
od aumentata sensibilità del capezzolo
-
retrazione
del capezzolo: introflessione o rotazione in una posizione
differente
Se
si evidenziano una o più di queste alterazioni, è necessario
rivolgersi quanto prima al medico specialista, per una corretta
valutazione diagnostica.
AUTOPALPAZIONE
DURANTE LA GRAVIDANZA
Le
donne devono continuare ad eseguire l’autopalpazione durante tutto il
periodo della gestazione, cosi’ come è importante che in questo
periodo vengano mensilmente visitate dal medico specialista,
preferibilmente sempre lo stesso, in maniera che sia più agevole il
riscontro di eventuali nuove alterazioni.
Il
fine è quello di evitare, durante la gravidanza, il ritardo diagnostico
e quindi carcinomi in stadio avanzato.
COME
ESEGUIRE L’AUTOPALPAZIONE
E’
importante guardare e sentire
entrambe le mammelle ed il cavo ascellare.
E’
necessario impiegare i polpastrelli delle tre dita centrali
(indice, medio, anulare) e non la punta.
Il
tempo richiesto varia a seconda delle dimensioni delle mammelle, in
linea di massima sono sufficienti 15-20 minuti al mese.
Si
devono seguire tre differenti schemi per esaminare la ghiandola
mammaria:
|

|
esaminare
la mammella creando degli anelli concentrici che si chiudono
in una spirale, partendo dai quadranti esterni, per terminare
nell’area del capezzolo
|
|

|
esaminare
la mammella con dei movimenti verticali, coprendo l’intera
area
|
|

|
esaminare
la mammella “per quadranti”, con movimenti dall’interno
all’esterno e viceversa
|
Quando
si palpa la mammella seguendo uno degli schemi sovradescritti, bisogna
esercitare tre differenti livelli di pressione (lieve, moderata e forte)
e dei piccoli massaggi circolari.
Non
sollevare le dita durante la palpazione, per evitare di non esaminare un’area.
E’
preferibile eseguire l’autopalpazione in un ambiente caldo o durante
la doccia, in maniera tale che il tessuto mammario sia rilassato. Il
freddo può determinare una contrazione della mammella e del capezzolo,
tale da rendere difficoltoso l’esame.
GUARDARE
(ispezione)
Deve
essere fatta davanti ad uno specchio in un luogo ben illuminato, in
quattro passaggi successivi:
-
con
le braccia appoggiate sui fianchi
-
con
le braccia in alto o con le mani dietro alla testa
-
con
le mani che premono sulle anche per contrarre i muscoli pettorali
-
piegandosi
in avanti con le mani appoggiate sui fianchi
Queste
manovre consentono di evidenziare alterazioni di forma e di dimensioni
delle mammelle, retrazioni cutanee, alterazioni di forma e di posizione
del capezzolo, arrossamenti o altre irregolarità della cute.
SENTIRE
(palpazione)
Può
essere effettuata sia nella posizione eretta che nella posizione supina.
La
mammella può essere esaminata anche sotto la doccia; la pelle
lubrificata dal sapone rende più agevole la palpazione.
Portare
il braccio destro dietro la testa. Usando la mano sinistra, esaminare la
mammella destra ed il cavo ascellare omolaterale, cercando di rilevare
la presenza di eventuali nuovi nodi, seguendo i tre schemi di palpazione
che sono stati descritti in precedenza.
Nello
stesso modo, esaminare la mammella sinistra.
Sdraiarsi
con un cuscino o un asciugamano sotto la spalla destra e portare la mano
destra dietro la testa. Controllare con la mano sinistra tutta la
mammella ed il cavo ascellare destro.
Ripetere
per la mammella controlaterale.
AREE
DA ESAMINARE CON PARTICOLARE CURA
Naturalmente
è importante valutare l'intera mammella con la massima cura,
ricordandosi però che circa la metà dei tumori insorge nei quadranti
supero-esterni, in prossimità del cavo ascellare.
VALUTAZIONE
DEL CAPEZZOLO
Circa
un terzo dei tumori insorge nell'area dietro il capezzolo.
E'
necessario comprimere il capezzolo e valutare l'eventuale secrezione di
liquido, che se è giallo o verdognolo è normale. Al contrario, se è
scuro o francamente ematico è da segnalare al proprio curante.
|

|
Palpare
accuratamente l'intera mammella.
|
|
Esaminare
con cura anche la regione del cavo ascellare.
|
|
Comprimere
il capezzolo per evidenziare l'eventuale presenza di una
secrezione.
|
|
Guardarsi
davanti ad uno specchio sia con le braccia sollevate, sia con
le braccia appoggiate sui fianchi, per valutare un'alterazione
cutanea o del capezzolo.
|
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Visita
senologica
L’esame
clinico delle mammelle si può suddividere in tre fasi: anamnesi,
ispezione e palpazione.
Anamnesi:
Ha
lo scopo di fornire informazioni circa la presenza di fattori di
rischio e di sintomi.
E’
necessario raccogliere informazioni relative ad una eventuale
familiarità positiva per carcinoma della mammella, all’età di
comparsa e di scomparsa del ciclo mestruale, all’età della prima
gravidanza, all’allattamento, al regime dietetico, alle pregresse
biopsie ed alle terapie ormonali continuative.
Si
analizzano, quindi, le caratteristiche degli eventuali sintomi, quali la
tumefazione, la mastodinia e la secrezione dal capezzolo.
Ispezione:
La
paziente è seduta e viene osservata in diverse condizioni: con le
braccia sollevate sopra la testa, con gli arti superiori tesi in avanti
ed il busto flesso e mentre esercita una pressione delle mani sui
fianchi.
Bisogna
analizzare la forma, le dimensioni, la simmetria ed il profilo di
entrambe le mammelle, Si valutano, quindi, la cute (colore, edema,
retrazione, tumefazione) ed il capezzolo (retrazione, deviazione e
presenza di escoriazioni).
Palpazione:
In
questa fase dell’esame clinico si palpano entrambe le mammelle, i
prolungamenti ascellari, i cavi ascellari, i solchi sottomammari, le
fosse sopra e sottoclaveari.
La
paziente viene esaminata prima da seduta e successivamente nella
posizione supina.
Per
esaminare i quadranti mediali della mammella ed il solco sottomammario
le braccia della donna vanno portate lungo i fianchi, mentre per la
valutazione dei quadranti esterni e del cavo ascellare le braccia vanno
sollevate.
Inizialmente
il medico usa solo la punta delle dita, per poter rilevare eventuali
variazioni di temperatura della cute e la presenza di edema.
Successivamente impiega per la palpazione tutta la mano, a piatto, per
una valutazione più fine.
Qualora
ci si trovi di fronte ad una tumefazione, bisogna definirne la forma, le
dimensioni, i margini, la consistenza, la mobilità rispetto ai piani
profondi ed ai tessuti circostanti e l’eventuale dolorabilità.
>La
visita viene completata con la palpazione del capezzolo e dell’areola,
per la valutazione di ispessimenti e/o nodularità. Con una delicata
spremitura del capezzolo si può mettere in evidenza un’eventuale
secrezione.
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Mammografia
Generalità
La
mammografia tradizionale utilizza, per la formazione dell’immagine,
una pellicola radiografica: le radiazioni ionizzanti emesse dal tubo
radiogeno attraversano la mammella e vanno ad impressionare la
pellicola, che viene quindi sviluppata con un procedimento analogo a
quello impiegato per le comuni pellicole fotografiche.
Fino
agli anni ‘50 il carcinoma mammario veniva scoperto solo quando dava
segni clinici della sua presenza, cioè, nella gran parte dei casi,
quando diventava "palpabile" dalle mani del medico o della
donna; questo accadeva anche a causa del fatto che lo studio radiologico
della mammella non dava risultati soddisfacenti. Negli anni '60,
principalmente grazie agli studi del francese Charles Gros, venne
introdotto il concetto che per eseguire una corretta indagine
radiografica della mammella occorreva impiegare un'apparecchiatura
dedicata; in quegli anni vennero quindi prodotti i primi "mammografi".
Fu una vera rivoluzione, poiché la mammografia consentiva di
riconoscere lesioni di piccolissime dimensioni; diveniva possibile
scoprire il tumore in fase preclinica, quando ancora era in uno stadio
iniziale, non "palpabile". La tecnica ebbe una rapida
diffusione in tutto il mondo; negli anni ’60 vennero avviati, negli
Stati Uniti, i primi programmi
di screening di massa che permisero di confermare, con dati
epidemiologici certi, il valore della metodica: l’effettuazione
periodica della mammografia comportava una riduzione considerevole,
nella popolazione, della mortalità per carcinoma mammario. Negli anni
‘70 anche in Italia, nella provincia di Firenze, venne avviato il
primo programma di screening mammografico.
Altre
indagini, negli anni seguenti, furono introdotte nella diagnostica
senologica: tra le principali la xerografia, la termografia e l’ecotomografia.
Mentre le prime due sono state completamente abbandonate, l’ecotomografia,
sebbene non possa essere impiegata come esame di screening, ha oggi un
ruolo ben definito nella diagnostica mammaria e deve essere utilizzata
in supporto ed in associazione alla mammografia. Pertanto ancora oggi la
mammografia è la migliore indagine a disposizione per la diagnosi
precoce del carcinoma della mammella ed è l’unico test che può
ridurre in modo significativo il numero di morti per tale neoplasia.
Che
cos’è
La
mammografia è un esame radiologico che, utilizzando raggi x, consente
uno studio molto accurato delle mammelle.
Come
si esegue
Attualmente
l’esame viene eseguito impiegando una apparecchiatura radiologica
dedicata, il mammografo.
 |
| Il
mammografo |
La
mammella viene posizionata su un apposito sostegno e compressa mediante
un piatto in materiale plastico detto compressore.
Vengono
eseguite, di base, due proiezioni (cranio-caudale ed obliqua
mediolaterale) per ogni mammella: in totale si ottengono quindi quattro
radiografie.
Ulteriori
proiezioni aggiuntive possono essere eseguite quando necessario. L’acquisizione
delle immagini dura, per ogni proiezione, pochissimi secondi.
Complessivamente l’indagine dura 10-15 minuti.
 |
 |
| Proiezione
cranio-caudale |
Proiezione
obliqua |
Non
vengono somministrati farmaci e non viene utilizzato mezzo di contrasto.
Non
è necessaria alcuna preparazione prima dell’esame; non viene
effettuata alcuna forma di anestesia. Al termine dell’esame la donna
può lasciare il centro immediatamente; non è necessario un periodo di
osservazione né essere accompagnati.
Quando
si esegue
Nelle
donne con il ciclo mestruale ancora presente, è opportuno eseguire l’esame
nella prima metà del ciclo, perché è il periodo in cui il seno è
meno teso e quindi più facilmente comprimibile. Inoltre in questa fase
è possibile escludere una eventuale gravidanza.
Nelle
donne in fase postmenopausale è generalmente possibile eseguire
l'indagine in qualunque momento.
Avvertenze
Al
momento dell’esecuzione dell’esame è importante portare con se
tutta la documentazione relativa ad indagini diagnostiche senologiche
eseguite in precedenza. Potrebbero essere di fondamentale importanza per
il medico radiologo per un eventuale confronto.
La
compressione del seno è irrinunciabile per una corretta esecuzione dell’esame;
è consigliabile diffidare di indagini eseguite senza adeguata
compressione della mammella.
Segni
radiologici di tumore
I
principali segni radiologici di tumore sono costituiti dalla presenza di
opacità a margini più o meno irregolari, aree di distorsione
parenchimale, lesioni stellate, asimmetrie, microcalcificazioni.
Limiti
della mammografia
La
mammografia è l'esame più importante per la diagnosi del carcinoma
della mammella. Tuttavia la metodica, sebbene notevolmente perfezionata
nel corso degli anni, non è in grado di riconoscere la totalità delle
lesioni neoplastiche mammarie: nelle casistiche più recenti si riporta
dal 10 al 20% di tumori non diagnosticati con la mammografia; le cause
possono essere relative al tumore stesso (troppo basso contrasto
intrinseco nei confronti dei tessuti circostanti), alla scarsa qualità
della mammografia, al mancato riconoscimento da parte del radiologo. I
limiti della mammografia sono particolarmente gravi nelle donne con un
seno cosiddetto "denso", nelle quali la presenza di una
ghiandola mammaria di elevata radiopacità impedisce uno studio adeguato
e rende difficoltoso, se non impossibile, il riconoscimento dei segni
radiologici del tumore.
La
maggiore limitazione alla risoluzione di questi problemi sta nella
natura stessa delle modalità con cui si ottiene l’immagine
mammografica: nel sistema tradizionale, infatti, l’acquisizione, l’esame
e l’archivio dell’immagine sono tutti concentrati in un unico
oggetto, la pellicola radiografica, con impossibilità quindi di
ottimizzare separatamente le singole procedure.
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Duttogalattografia
Che
cos’è
La
duttogalattografia è un particolare tipo di esame radiologico della
mammella, effettuato mediante introduzione di mezzo di contrasto
radiopaco nei dotti galattofori e successiva esecuzione delle
radiografie.
A
che cosa serve
La
galattografia serve a studiare i dotti galattofori, cioè i dotti della
ghiandola mammaria attraverso i quali, durante l’allattamento,
fuoriesce il latte.
La
galattografia può essere eseguita in caso di secrezione sospetta dal
capezzolo, per scoprirne l’eventuale causa e la sua sede nel sistema
duttale.
In
questo caso l’indagine può essere utile al fine di pianificare
correttamente un eventuale intervento chirurgico.
Come
si esegue
La
procedura si divide in due fasi: l’introduzione di mezzo di contrasto
nei dotti galattofori e l’esecuzione delle radiografie.
E'
necessario che la secrezione dal capezzolo, spontanea o provocata da una
leggera compressione, sia in atto al momento dell’esame, al fine di
poter individuare con precisione l’orifizio del dotto secernente. Si
procede quindi all’introduzione di una piccola cannula nel sistema
duttale attraverso l’orifizio individuato, dopodiché si inietta,
attraverso la cannula, una piccola quantità di mezzo di contrasto.
A
questo punto si eseguono le radiografie, con tecnica analoga alla
normale mammografia.
La
procedura può risultare in alcuni casi indaginosa per le difficoltà ad
incannulare il dotto.
Generalmente
l’esame non è doloroso per la paziente ma può durare da 30 minuti ad
un'ora.
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Ecotomografia
Che
cos’è
L’ecografia
è un indagine diagnostica che non utilizza radiazioni ionizzanti (i
raggi x) ma ultrasuoni.
A
che cosa serve
In
campo senologico l’ecotomografia è un esame di fondamentale
importanza per la diagnosi e la caratterizzazione di una buona parte
della patologia nodulare mammaria. Inoltre l'ecotomografia consente di
guidare con grande precisione le procedure interventistiche (agobiopsia
mammaria, svuotamento cisti, posizionamento reperi).
Proprio
a motivo della sua importanza, l’ecotomografia va sempre eseguita
correttamente, con apparecchiature adeguate e con precise indicazioni.
 |
| Ecografo |
Come
si esegue
L’indagine
viene eseguita utilizzando un’apparecchiatura dedicata, l’ecotomografo.
La
paziente si dispone in posizione supina su un lettino da visita, con il
torace scoperto.
Il
medico che esegue l’esame versa sulla parte da esaminare una piccola
quantità di gel acquoso, che ha lo scopo di favorire il passaggio degli
ultrasuoni dalla sonda utilizzata per l’esame alla mammella.
La
sonda ecotomografica viene fatta scorrere sul seno; l’immagine che si
ottiene viene visualizzata in tempo reale sul monitor dell’ecografo.
Nel
corso dell’indagine vengono acquisite alcune immagini che hanno lo
scopo di documentare l’avvenuta effettuazione dell’esame e l’eventuale
presenza di reperti significativi.
Indicazioni
L’ecografia
mammaria è un’indagine che fa sempre parte integrante di un iter di
diagnostica senologica.
L’indagine
deve essere sempre preceduta da una accurata anamnesi e dalla visione di
eventuali precedenti (mammografia od ecotomografia).
In
molti casi questa metodica è complementare alla mammografia. Infatti l’ecografia
ha una sensibilità inferiore ed una specificità maggiore della
mammografia; questo significa che consente una buona tipizzazione di una
lesione, ma, soprattutto se la lesione è di piccole dimensioni, non
sempre riesce a rilevarla. Al contrario, la mammografia è in grado di
evidenziare un maggior numero di lesioni, ma non sempre è in grado di
caratterizzarle.
Nella
donna giovane, di età inferiore ai 30 anni, l’ecografia viene
eseguita come indagine di prima scelta, qualora ci si trovi di fronte
alla presenza di un nodo palpabile; se le caratteristiche
ultrasonografiche della lesione riscontrata sono sospette, lo studio
viene completato da una mammografia ed eventualmente da un’agobiopsia.
Nella
donna di età superiore ai 30 anni, in caso di nodo palpabile, è
comunque consigliabile far precedere l’ecografia da una mammografia,
in considerazione dell’aumentato rischio, in questa fascia di età, di
carcinoma mammario.
E’
opportuno, inoltre, eseguire l’ecografia in tutte le pazienti, anche
asintomatiche, come completamento diagnostico di una mammografia in cui
sia stata evidenziata una lesione o comunque un’alterazione della
struttura ghiandolare.
L’indagine
ecotomografica rappresenta un metodica di prima scelta anche per la
rivalutazione delle dimensioni di un tumore dopo chemioterapia
neoadiuvante e per confermare la diagnosi e valutare l’evoluzione di
una flogosi o di un’alterazione post-traumatica.
L’ecografia
rappresenta, inoltre, una guida per il prelievo bioptico e per il
posizionamento di reperi per la localizzazione preoperatoria di lesioni
non palpabili.
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Biopsia
 |
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Esecuzione
di una biopsia con ecotomografia
|
Che
cos'è
La
biopsia della mammella consiste nel prelievo di alcune cellule o di un
frammento di tessuto e nella successiva analisi anatomopatologica del
materiale prelevato.
Tipi
di biopsia e strumentario
Esistono
diversi tipi di biopsia della mammella a seconda del tipo di ago che
viene utilizzato per effettuare il prelievo.
Il
più semplice è l’agoaspirato, cioè il prelievo di alcune cellule
della zona sospetta mediante un ago sottile; di questo termine esistono
alcuni sinonimi: agobiopsia con ago sottile, FNAB (Fine Needle
Aspiration Biopsy), prelievo citologico.
Per
l’esecuzione dell’agoaspirato si utilizza un ago di calibro compreso
tra 21 e 27 Gauge (l’ago da 21 Gauge è il comune ago della siringa).
Metodiche
guida
Esistono
sostanzialmente tre diverse tecniche di effettuazione del prelievo a
seconda della metodica guida, cioè della metodica che consente di
individuare la sede esatta della lesione ed indirizzare l’ago
prescelto per il prelievo.
Tecnica
a mano libera: la lesione viene individuata dalla mano del medico.
Tecnica
con guida ecotomografica: per individuare la lesione e guidare il
prelievo viene utilizzato un ecotomografo.
Tecnica
con guida stereotassica: utilizza per la centratura della lesione
una apparecchiatura radiologica particolare, la cosiddetta stereotassi.
Di tali apparecchi esistono più versioni, distinte tra loro per
modalità di formazione dell’immagine (analogica o digitale) e per
posizione della paziente (seduta o prona).
Scelta
della metodica guida
La
scelta della metodica guida dipende da numerose variabili; le
principali sono le caratteristiche della lesione, il tipo di ago che si
intende utilizzare, il tipo di apparecchiature che si hanno a
disposizione, le preferenze personali dell’operatore.
La
tecnica a mano libera si può utilizzare ovviamente solo con lesioni
palpabili. Ormai sempre meno utilizzata, generalmente viene eseguita
solo su lesioni di grosse dimensioni ed impiegando aghi di piccolo
calibro.
La
tecnica con guida ecotomografica è generalmente la tecnica preferibile
per semplicità, velocità, economicità. E’ la tecnica più diffusa,
anche per l’ampia disponibilità delle apparecchiature ecotomografiche
necessarie. Inoltre è la tecnica più comunemente impiegata anche
perché buona parte delle lesioni che necessitano di agobiopsia è
visibile all’ecotomografia.
Le
apparecchiature necessarie per il prelievo con guida sterotassica sono
relativamente poco diffuse. In caso di lesione visibile solo alla
mammografia e non all’ecotomografia (ad esempio le microcalcificazioni),
la scelta della guida stereotassica è obbligata.
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Ecoguidata
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Stereotassi
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Mammotome
Tecnica
di esecuzione
La
tecnica di esecuzione è diversa a seconda della metodica guida e
del tipo di ago impiegato.
Indicazioni
alla biopsia
La
biopsia della mammella viene eseguita ogni volta che sia necessario
caratterizzare cito-istologicamente una lesione mammaria.
Complicanze
Nella
gran parte dei casi non si verifica alcuna complicanza.
Talora
viene segnalata una modesta dolorabilità nella sede del prelievo che,
in alcuni casi, può persistere alcune ore. Generalmente non è
richiesta alcuna terapia.
In
alcuni casi può formarsi un ematoma, cioè una raccolta di sangue nella
sede del prelievo. Quasi sempre la raccolta è di piccole dimensioni e,
anche in questo caso, non è generalmente richiesta terapia.
Complicanze
di maggiore gravità, come il pneumotorace (cioè la perforazione, con
l'ago, di un polmone) sono assolutamente eccezionali; in questi casi è
richiesto un trattamento medico adeguato.
Biopsia
chirurgica
La
biopsia chirurgica consiste nel prelievo di una parte della zona
sospetta mediante intervento chirurgico. Se possibile, è consigliabile
asportare l'intera lesione.
La
biopsia chirurgica viene generalmente eseguita in quei casi nei quali
non è stato possibile giungere ad una diagnosi preoperatoria certa con
le comuni metodiche (mammografia, ecotomografia, biopsia)
In
caso di lesione non palpabile è necessario posizionare prima
dell'intervento un repere, cioè un sistema che consenta al chirurgo di
identificare ed asportare correttamente la zona sospetta. I principali
tipi di repere sono il carbone vegetale, il repere metallico,
l'iniezione di un tracciante radioattivo.
Il
problema dei linfonodi della ascella
Le
cellule neoplastiche del carcinoma della mammella possono migrare lungo
le vie linfatiche e localizzarsi ai linfonodi; le prime stazioni
linfonodali interessate sono quasi sempre collocate a livello del cavo
ascellare.La stadiazione di tali linfonodi è di fondamentale importanza
per la corretta pianificazione della terapia e per la prognosi della
malattia.
La
procedura più comunemente eseguita per scoprire la presenza di cellule
neoplastiche linfonodali è l'asportazione chirurgica. L'intervento
tradizionale (il cosiddetto svuotamento del cavo ascellare) consiste
nella rimozione di tutti i linfonodi rintracciabili.
Tuttavia
l'intervento non viene eseguito con finalità terapeutiche ma
semplicemente diagnostiche di stadiazione; è stato infatti dimostrato
che lo svuotamento completo del cavo ascellare non modifica la
sopravvivenza delle pazienti colpite da neoplasia. Inoltre le
complicanze postoperatorie (come il gonfiore del braccio) sono
relativamente frequenti. Per questi motivi la ricerca è attualmente
orientata verso tecniche che consentano di conoscere la situazione del
cavo ascellare in modo meno invasivo. Tra queste, la più utilizzata
attualmente è la tecnica del "linfonodo sentinella".Tale
tecnica prevede l'asportazione di un solo linfonodo; questo intervento
si basa sul presupposto che durante la migrazione dalla lesione
primitiva, le cellule tumorali vadano ad interessare il primo linfonodo
che incontrano nel loro tragitto, il cosiddetto "linfonodo
sentinella".
Iniezione
di tracciante radioattivo per la localizzazione del linfonodo sentinella
L'intervento
di asportazione del linfonodo sentinella è basato sulla iniezione
peritumorale di un tracciante radioattivo che, migrando lungo le vie
linfatiche, andrà a fissarsi nel primo linfonodo che incontrerà lungo
il tragitto linfatico, appunto il linfonodo sentinella. Con l'ausilio di
una sonda particolare, il chirurgo sarà in grado di individuare la sede
del linfonodo interessato e quindi rimuoverlo.
In
caso di lesione palpabile l'iniezione del tracciante radioattivo viene
effettuata a mano libera.
In
caso di lesione non palpabile, invece, l'iniezione viene fatta con guida
ecotomografica o stereotassica.
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Agoaspirato
del cavo ascellare
Lo
studio ecotomografico consente di evidenziare, con buona sensibilità,
la presenza di linfonodi a livello del cavo ascellare ed il loro
aspetto.
Con
guida ecotomografica è inoltre possibile eseguire un agoaspirato, che
potrà fornire importanti informazioni sulla presenza di metastasi
linfonodali. In caso di risultato indicativo della presenza di cellule
neoplastiche, si potrà evitare l'intervento del linfonodo sentinella.
Agobiopsia della
mammella con guida ecotomografica
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Preparazione
della paziente.
Si prepara
un campo sterile, previa disinfezione della parte interessata
e si copre la mammella da sottoporre a biopsia con un telino
sterile.
Si esegue
anestesia locale con Lidocaina 5 cc.
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Con la punta
di un bisturi si incide la cute nel punto prescelto per
l'ingresso dell'ago. In caso di agoaspirato, l'incisione
cutanea non è necessaria.
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Con guida
ecotomografica in tempo reale si introduce l'ago attraverso la
cute e lo si dirige verso la lesione da sottoporre a biopsia.
Quando la punta dell'ago è correttamente posizionata, si
esegue il prelievo.
Il materiale
prelevato viene dapprima strisciato su un vetrino per l'esame
estemporaneo ed immediatamente dopo immesso in una provetta
con liquido idoneo alla conservazione. Il prelievo può essere
ripetuto più volte sino ad avere materiale sufficiente.
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Al termine
si rimuove l'ago, si comprime per qualche minuto e si esegue
una medicazione. Infine si posiziona sulla mammella una borsa
di ghiaccio secco.
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Agobiopsia della
mammella con guida stereotassica
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La
paziente piene posizionata seduta di fronte alla
apparecchiatura per la biopsia stereotassica.
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Vengono
quindi eseguite le proiezioni per la centratura ed il
calcolo delle coordinate della lesione da sottoporre ad
agobiopsia.
Dopo aver
eseguito la disinfezione della cute, si esegue anestesia
locale mediante Lidocaina 5 cc.
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Viene
quindi inserito l'ago per il prelievo. Si eseguono le
proiezioni di controllo del corretto posizionamento
dell'ago. Dopo la verifica si esegue il prelievo.
Il
materiale prelevato viene strisciato su un vetrino per
l'esame anatomopatologico estemporaneo. Dopo lo striscio il
frustolo viene collocato in una provetta. Il prelievo può
essere ripetuto più volte fino ad ottenere materiale
sufficiente.
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In caso di
prelievo eseguito per presenza di microcalcificazioni, si
esegue la radiografia della provetta, per verificare la
presenza delle calcificazioni nel materiale prelevato. Al
termine si esegue una compressione per alcuni minuti, si
effettua una medicazione e si posiziona sulla mammella una
borsa di ghiaccio secco.
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Mammotome®
Il tavolo di Fischer, (MAMMOTOME) è senza
dubbio il sistema più sofisticato e preciso disponibile oggi in
commercio per eseguire i prelievi bioptici al seno.
E' possibile approfondire i sospetti diagnostici con una sola
"semplice" puntura, evitando così il trauma di dover
eseguire, in alternativa, un piccolo intervento chirurgico.
Un sistema di puntamento con coordinate polari con lettura a raggi X
(come per la mammografia) permette ad un ago speciale di prelevare con
altissima precisione solo una piccola porzione di tessuto, evitando
anche la cicatrice residua sulla cute.
Clicca qui
per vedere il video di tutta la procedura (in inglese): se non riesci a
visualizzarlo clicca qui.
| Il
sistema nel suo insieme |
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La paziente si distende
prona sul tavolo, il quale è caratterizzato dalla presenza
di una apertura.
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Da questa apertura viene
fatto passare la mammella e sotto il tavolo si trova il
sistema di puntamento con cordinate polari ad altissima
precisione e versatilità:
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potranno così essere
eseguiti prelievi anche in zone altrimenti irraggiugibili
con il classico metodo stereotassico.
L'ago è collegato al sistema Vacuum Biopsy.
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(fotografie dal sito Ethicon:
http://www.presseerklaerungen.de/presseerklaerungen/texte/medizingeraete/englisch/mammotome2.htm)
Biopsia della mammella mediante
Mammotome™ con guida ecotomografica
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Preparazione
della paziente.
Si prepara
un campo sterile, previa disinfezione della parte interessata
e si copre la mammella da sottoporre a biopsia con un telino
sterile.
Si esegue
anestesia locale con Lidocaina 5 cc.
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Con la punta
di un bisturi si incide la cute nel punto prescelto per
l'ingresso dell'ago. Sono disponibili due aghi di diverso
diametro, 14G e 11G; generalmente è consigliabile utilizzare
il calibro maggiore (11G).
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Con guida
ecotomografica in tempo reale si introduce l'ago attraverso la
cute e lo si dirige verso la lesione da sottoporre a biopsia.
Quando l'ago è correttamente posizionato, si esegue il
prelievo.
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Il sistema
è dotato di un compressore che consente di aspirare il
tessuto da prelevare all'interno della camera di taglio
dell'ago.
Questo
consente di prelevare frustoli di notevoli dimensioni.
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Dopo
il taglio il frustolo viene automaticamente portato
all'esterno. |
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Quindi
può essere prelevato con una pinzetta. |
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Il
frustolo, di buone dimensioni, viene inviato per esame
anatomo-patologico.
Il sistema consente di
effettuare multipli prelievi senza necessità di rimuovere la
sonda.
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In
caso di ostruzione del sistema possono essere effettuati
lavaggi con soluzione fisiologica.
Attraverso la stessa via
possono essere introdotti farmaci.
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Al
termine della procedura può essere posizionato un repere
metallico, cioè una piccola graffetta che, qualora fosse
necessario un intervento chirurgico, servirà al chirurgo per
ritrovare la sede della lesione. |
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Al
termine si rimuove l'ago, si comprime per qualche minuto e si
esegue una medicazione. Infine si posiziona sulla mammella una
borsa di ghiaccio secco.
La procedura viene eseguita
in regime ambulatoriale o di day-hospital.
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Immagini
Mammografiche
CARCINOMA
DUTTALE INFILTRANTE
Si
può presentare sotto forma di opacità stellata (40-45%), di opacità a margini irregolari (30-35%), di opacità con calcificazioni (15-20%), di distorsione parenchimale (2-3%) e di calcificazioni granulari o “a
stampo” (3-4%).
Mammella
sinistra: in Q1-3 presenza di un’opacità ad alta densità, a margini
irregolari, senza calcificazioni associate
| Proiezione
obliqua |
Proiezione
cranio-caudale |
Dettaglio
della lesione |
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Mammella
destra: in Q3 presenza di due opacità stellate
| Proiezione
obliqua |
Proiezione
cranio-caudale |
Dettaglio
delle lesioni |
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CARCINOMA
DUTTALE IN SITU
Nella
maggior parte dei casi si manifesta come focolaio di calcificazioni, unico o, più raramente, multiplo.
Nel
30% dei casi le calcificazioni sono associate ad una opacità.
Le
calcificazioni possono essere sia granulari che “a stampo”.
Mammella
destra: in Q3 è apprezzabile un gruppo di microcalcificazioni
| Proiezione
obliqua |
Proiezione
cranio-caudale |
Dettaglio
della lesione |
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CARCINOMA
LOBULARE INFILTRANTE
La
diagnosi mammografica di questi tumori spesso non è agevole, a causa della loro densità , spesso minore od uguale a quella del parenchima
mammario contiguo.Si
presentano sotto forma di opacità stellata nel 30-40% dei casi, come
opacità circoscritta a margini irregolari nel 20-30% , e nel 15-30%
come distorsione parenchimale.Relativamente
rare sono le microcalcificazioni.
Mammella
destra: in Q4 presenza di un’opacità a bassa densità, con margini irregolari e fini calcificazioni nella compagine.
| Proiezione
obliqua |
Proiezione
cranio-caudale |
Dettaglio
della lesione |
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CARCINOMA
LOBULARE IN SITU
Nella
maggior parte dei casi i segni mammografici sono del tutto aspecifici.CARCINOMI
MIDOLLARE, MUCINOSO, TUBULARE. Nella
maggior parte dei casi si presentano come nodo a contorni netti,
rendendo spesso difficoltosa la diagnosi differenziale con i tumori
benigni.
CISTI
Opacità
circoscritta, rotondeggiante od ovalare, a margini netti, di densità e dimensioni variabili, spesso delimitata da un orletto radiotrasparente.
FIBROADENOLIPOMA
Immagine
radiotrasparente, delimitata da una sottile capsula radioopaca, nella
cui compagine sono rilevabili aree di radioopacità.
FIBROADENOMA
Opacità
circoscritta, a margini netti, policiclici, di densità uguale o
maggiore al parenchima mammario circostante.Nella
compagine dell’opacità possono essere presenti delle calcificazioni
grossolane, “a chiazze” o “a colata di cera”, od ancora, il
fibroadenoma può essere completamente calcificato.
PAPILLOMA
INTRADUTTALE
Ben
evidenziabile grazie alla galattografia. Il papilloma viene individuato
come difetto di riempimento del dotto galattoforo opacizzato.
TUMORE
FILLOIDE
Opacità
circoscritta, a margini netti, più frequentemente di grandi dimensioni,
a bassa densità. Possono essere presenti calcificazioni grossolane.Se
è di piccole dimensioni è indistinguibile dal fibroadenoma. Soltanto
la rapida crescita può indirizzare verso la diagnosi di
filloide.
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